"Scarabocchi d'inchiostro"

Frammenti di scrittura.

L’illusione della vita nuova.

La notte di Capodanno è avvolta dal suono delle risate e dal tintinnio dei bicchieri.

Io mi trovo in mezzo alle strade, fermo, con gli occhi rivolti al cielo stellato, mentre il mondo trattiene il respiro per pochi istanti ancora… prima dei boati.
Come se tutto fosse pronto a svanire, a dissolversi ancora una volta.
C’era nell’aria un miscuglio di asfalto bagnato, che aveva assorbito l’umidità della pioggia, e di una freschezza pungente, tipicamente invernale.

Erano le undici e quarantacinque quando, passeggiando per le vuote vie della città, osservai il mio riflesso nelle vetrine dei negozi: un volto che ormai non abitavo più, come un estraneo che mi somigliava fin troppo. Lineamenti così familiari da farmi inclinare lo sguardo, per poi distoglierlo del tutto.

Quanti secoli erano passati? Quanti anni terminati?
E quante anime ho perduto? Troppe domande per la mia ombra che vaga in questo mondo.
Il tempo si sfalda, cercando di riemergere dalla realtà che sfuma intorno a me.

Arrivato a casa, spalancai la finestra. Da lì osservai la città che si stava vestendo di risate e di gente, pronta a dare il benvenuto al nuovo anno.

Cadono lentamente i secondi, uno dopo l’altro, e voci lontane li scandiscono, ormai irraggiungibili.

Un conto alla rovescia: cinque… quattro…

Scrivo mentre l’anno cambia, con la stessa penna e la stessa carta ad accogliere le mie parole, con la rassegnazione che qualcosa sia svanito.
Con la sensazione che il duemilaventicinque dovesse essere l’inizio di qualcosa, ma abbia preso le sembianze della fine di ogni cosa.
Non ero pronto a sentire il peso del tempo, mentre il cristallino tintinnio dei calici intonava le certezze perse da riconquistare.

Io ero fatto di pagine sopravvissute al tempo.
Di pensieri senza casa.
Di voci che parlavano tutte insieme senza essere credute.

Due… uno…

I fuochi d’artificio esplodono in una danza di colori. Rimango in silenzio.

Mentre il cielo si tinge di luci e fiamme, qualcosa dentro di me si risveglia, come se ogni scoppio fosse un battito che ormai avevo dimenticato.

Un ricordo sepolto. Un volto. Un momento.
Ogni esplosione di luce strappa via un frammento del mio passato, che come polvere fluttua nel vento, trascinando con sé ciò che ero.

Il primo fuoco esplose blu, riportandomi a quella mattina, quando restammo lì, avvolti dal silenzio rumoroso del parco, un silenzio carico di tutto ciò che non avevamo detto e che mai avremmo detto. Fu allora che allungai la mano con un gesto lento, quasi impercettibile, e sfiorai il tuo mignolo. Abbassasti lo sguardo, e nei tuoi occhi vidi riflesso il nostro piccolo, invisibile segreto, il sapore sottile e dolce di essere vivi.
Trattenni il respiro.

Non negarmi. Non adesso. Non ora.

Il prato era morbido sotto il cielo chiaro, l’erba punteggiata di margherite, piegate leggermente dal vento. Il profumo delle magnolie e l’odore della corteccia davano peso a quella realtà. Ricordo la sensazione di libertà che solo quel giorno mi donò.

Un altro fuoco esplose rosso, quasi violento.
Mi trasporta alla notte d’autunno di una discussione troppo tagliente, quando guardarci negli occhi divenne impossibile.
La tua rabbia, la mia delusione… E il silenzio che seguì avvolse tutto come un peso soffocante…

Poi un’esplosione gialla, scintillante come un sole che non si vedeva da tempo, dopo un inverno durato troppo a lungo.
Mi rivedo nei giorni di gennaio, passeggiando sulla spiaggia mentre il mondo sembra fermo.
Quel respiro liberatorio, il suono delle onde che si infrangono… e i sorrisi passati che luce pura furono, tuttora mi illuminano.

Perché loro? Non lo so. Ma ne comprendo l’importanza.

Anche se arrivarono giorni di dubbi e buio, quella luce rimase. Loro rimasero, come felicità amata e rincorsa… toccata e fuggita
Mi aggrappo a questi fuochi dell’anima mentre i fuochi d’artificio, fuori nel mondo, sembrano non finire mai.
Colori che esplodono, si intrecciano, come se tutto ciò che è stato non fosse mai stato separato.

Ogni ricordo, ogni momento, ogni sguardo, ogni sorriso… mi travolge, mi lascia e mi ricompone, senza possibilità di fermarlo.

Mi strugge questa infinita danza, eterna e al tempo stesso tanto breve, di luci e colori, dove il passato e il futuro si scontrano mentre la gente adesso cammina per le strade di un nuovo anno, di una presunta nuova vita.

Ed io, con il cuore ormai in cenere, che gran fermento nella mia anima… di addii ne ho visti persino troppi.
…Quindi, ti va se ci dividiamo solo fino al prossimo incrocio?


Quando il cielo si calmerà e l’ultimo boato spegnerà la notte, io, silenzioso come se avessi trovato una pace inattesa, mi domando: alla fine, è possibile che siamo solo la somma dei nostri momenti peggiori?

Voglio credere che non sia così.
Non voglio temere ciò che verrà e ciò che resterà.

Nel mentre a voi, un buon anno nuovo, e vi auguro il privilegio di una vita vissuta da poter ricordare.

J.Julis

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