"Scarabocchi d'inchiostro"

Frammenti di scrittura.

Memorie che fioriscono nel mio giardino

Sei il mio giardino.

Un altro mese è passato, non che io li conti, a volte ricordo solo che il tempo passa.
E non so mai quando succede. A volte basta che il pomeriggio si faccia più lento, che la luce diventi dorata, e mi ritrovo lì.

Mentre passeggio tra i miei pensieri e ricordi, li seguo come se camminassero con me lungo le vie di Aldrovandi.
Sono sincero quando dico che ci scivolo dentro quando una luce mi distrae,
quando un profumo mi sfiora,
quando il cuore, per un attimo, dimentica di essere andato avanti.

Come se il tempo si aprisse in silenzio e ogni volta ti trovo nello stesso punto, con i piedi tra il ciottolo del Pincio e quell’aria tiepida che profuma di serenità.

Fu una primavera forse passeggera, ma nel mio giardino è rimasto eterno.
Il modo in cui camminavi accanto a me senza fretta, come se non avessimo nessun altro posto dove voler andare.
Il cielo era limpido, attraversato da nuvole sottili che sembravano muoversi a malapena, assorbendo i colori dell’imminente tramonto.

Ogni tanto sento riderti ancora…

Mentre mi fermavo spesso a guardare la luce filtrare tra i rami.
Con la fotocamera tra le mani, cercavo di catturare quei raggi obliqui che si infilavano tra le foglie e cadevano sul tuo viso, ma ti guardai soltanto, restavi immobile qualche secondo in più, lasciandomi il tempo di ammirarti.
Di amarti.
Di sorriderti.

Forse avevi ragione. Non era razionale…
Ma nel mio giardino quel momento non è mai finito. Gli uccelli cantano ancora come allora, con quella leggerezza. Il loro suono non è distante, come se la mia felicità avesse imparato a nascondersi tra quei rami.
E ogni volta che lo sento, anche adesso, qualcosa dentro di me si illumina nello stesso modo.

Ricordo quanto eravamo vicini, così vicini da sfiorarci senza parole.
Le nostre mani si toccarono quasi per caso, cambiando il ritmo del respiro.
Il sole calava sempre più e la luce si posava sul mio viso ancora e io sorridevo, solo perché ero lì, con te.

Quando mi ritrovo in questo mio giardino, mi sembra che il tempo non sia mai passato.
Rivedo quella scena con una nitidezza che sorprende anche me.
Sorrido ancora allo stesso modo. Nostalgia sì, ma senza rimpianto. È lo stesso di allora — aperto, leggero, inconsapevole.

C’è una malinconia dolce, sì.
E so che quel pomeriggio appartiene al passato.
Come so che fuori dal giardino le stagioni sono cambiate.
Ma qui no. Qui la primavera resta sospesa, il tramonto non finisce, la tua mano sfiora ancora la mia.
Forse è questo che rende il mio giardino così vivo, non sono solo memorie ma ciò che sentii in quei momenti. E finché posso entrarci senza accorgermene, finché una luce dorata basta a riportarmi lì, so che quel pomeriggio non è mai andato perduto.

E tu… sei stato reale,
oppure sei ancora lì?

Sei fiorito dentro di me, come in questo giardino ipotetico.
Ti ricordi quando ti dicevo “mi manchi con una certa speranza”?

E resta lì, come luce tra le foglie, così che possa rinascere un po’ di primavera ogni volta che mi accarezzi i ricordi…

J.Julis

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