"Scarabocchi d'inchiostro"

Frammenti di scrittura.

Il Sembiante del Cielo

Vi scrivo mentre l’ombra del crepuscolo si distende sulla mia scrivania e un’aria nuova, intrisa di quell’umidità trepida che precede il fiorire, s’insinua tra le pieghe di questi ultimi giorni d’aprile.

Oggi, durante il mio errare verso il ruscello, ho percepito con una lucidità quasi dolorosa la mia distanza da questo mondo reale.
Non fraintendetemi: più mi guardo dentro e più capisco di non appartenere più a tutto questo.
Scorgo troppe distanze tra le anime, troppa vita dimenticata nel rumore della folla.
Mi sono colto a contemplare il modo in cui la luce, facendosi strada tra le fronde tenere, pareva quasi timorosa di svelare la propria bellezza, una grazia che ho tentato di imprigionare con il mio sguardo.

Pare che l’intero creato sia destinato a scuotersi da un lungo letargo eppure in questa rinascita, in questo schiudersi così fragili dinanzi ai capricci del cielo, scorgo una dignità che non ha pari.
Mi domando sovente se anche noi, esseri mortali e inquieti, possederemmo mai la medesima quiete nel rivelare i nostri segreti più profondi, lasciandoci andare a un nuovo destino con tale nobiltà quando giunge l’ora di lasciar andare…
E in quell’istante, la calma ha invaso i miei sensi. Non parlo di ciò che non posso controllare, ma di quelle mancanze che si mescolano alla gratitudine. Le sento farsi leggere come foglie, fluttuano nel vento attorno a me, a ricordarmi ciò che fummo e ciò che avremmo potuto essere. Lascio che il sole mi scaldi la pelle, vi mostro le mie stagioni perché voi possiate camminare nei miei vicoli interiori e portare luce alle mie ombre.

In questo fremito che ogni cosa pervade, il mio spirito rimane sospeso, poiché v’è un fiore nel mio giardino interiore che teme ancora la carezza incerta del gelo mattutino e così non osa mostrare il suo colore al sole. E in questo muto aprile mi chiedo se la natura stessa non stia cercando di insegnarmi il coraggio della confessione, prima che la stagione muti e il silenzio diventi l’unico compagno della mia devozione mai svelata.

Forse, in questo medesimo istante, non sono l’unico spirito a contemplare il declinar della luce tra le tenere foglie d’aprile, con un indicibile tremore davanti alla bellezza che svanisce.

Che mi sia concesso, infine, di posar lo sguardo e l’anima mia su ogni palpito del mondo.. io che, smarrito in un tempo aveva persino scordato quali fossero le sembianze del cielo.

J.Julis

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